Regolazione glicemica e dieta, un binomio imprescindibile

L'importanza di un’accurata selezione degli alimenti a basso indice e/o carico glicemico e la rotazione delle fonti proteiche

del dott. Alessio Paggi

Numerosi studi hanno dimostrato il potenziale terapeutico e preventivo di un’alimentazione basata su alimenti a basso indice glicemico (GI) e a basso carico glicemico (GL). Soprattutto quest’ultimo parametro è molto importante: prende in considerazione non solo la velocità con cui aumenta la glicemia nel sangue dopo il consumo di un determinato quantitativo di carboidrato sotto esame (valore espresso dal GI), ma poiché è il prodotto del GI per la quantità di carboidrato che si assume nel pasto, è in grado di mostrare come un determinato alimento possa causare un’alterazione del profilo glicemico più o meno importante.

Altro parametro interessante da tenere in considerazione è, o per meglio dire sarebbe, l’indice insulinemico. Attraverso quest’ultimo è possibile definire la produzione e, di conseguenza, il rilascio di insulina da parte dell’organismo in risposta all’ingestione di un qualsiasi alimento o miscela di alimenti, a prescindere dal contenuto di carboidrati. Perciò l’indice insulinemico potrebbe assumere una valenza ancora maggiore rispetto ai già citati IG e GL, poiché permetterebbe di valutare l’impatto dei diversi alimenti (o miscele) sulle dinamiche metaboliche. Infatti, è noto che non solo i carboidrati influenzano l’andamento della glicemia, ma anche gli alimenti proteici in genere sembrano avere un indice insulinemico praticamente sovrapponibile a quello degli alimenti amilacei, quali cereali integrali. In particolare, il latte e i suoi derivati, sembrano avere un indice insulinico estremamente alto; questo spiegherebbe anche il ruolo insulinogenico e anabolico di determinati aminoacidi quali, ad esempio, gli aminoacidi ramificati (leucina, isoleucina e valina).

Viceversa sembrerebbe che i lipidi (grassi) non alterino in maniera consistente la secrezione insulinica. Addirittura la contestuale somministrazione di lipidi e carboidrati nello stesso pasto, porterebbe ad una riduzione della salita glicemica, probabilmente rendendo meno efficienti i processi per l’assorbimento dei carboidrati. Alla luce di queste considerazioni, è importante capire quanto un’accurata selezione degli alimenti a basso indice e/o carico glicemico, l’aggiunta di grassi in un pasto glucidico e una più attenta scelta e rotazione delle fonti proteiche, possano migliorare la risposta glicemica in un pasto a base di carboidrati.

Riferimento bibliografico: “Manuale pratico di integrazione alimentare”, Alexander Bertuccioli e Marco Neri, Elika Editrice

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