Combat sport

La fatica può trasformarsi in un gancio da KO

Che siate dei piccoli Rocky Balboa o dei redivivi Muhammad Ali non fa differenza quando dovete preparare la vostra entrata sul ring. Che sia per un semplice allenamento o un match vero e proprio, l’importante non è solo essere allenati a dovere, ma aver curato la vostra alimentazione. Perché, anche con la faccia dura, il fisico di ferro e il tono glaciale di un Ivan Drago qualsiasi (quello del «ti spiezzo in due»), basta un carico sbagliato di carboidrati e proteine per farvi battere pure dal saccone.

Gli sport di combattimento non sono solo pugni, calci e ginocchiate. Per «volare come una farfalla e pungere come un’ape», bisogna sostenere uno sforzo ripetuto in cui la potenza può risultare innocua se non è associata a una buona resistenza.

Per allenare questi due parametri è essenziale trovare il giusto equilibrio. In altre parole, raggiungere il proprio peso forma. Il tutto, senza intraprendere regimi alimentari troppo restrittivi che, per esempio, potrebbero portare a un deficit di ferro o vitamine. Perché se per colpire duro ci vogliono i muscoli, per andare oltre la prima ripresa ci vogliono le giuste energie. Magari accumulate in quel poco di grasso (buono) che vi rimane sottopelle dopo un lungo allenamento.

Il menù prima di salire sul ring
Per aiutare la digestione, è meglio mangiare almeno tre ore prima dell’allenamento in palestra. Il nostro corpo avrà così il tempo di assorbire tutti i nutrienti e le energie necessarie alla performance sul ring. In questo senso, una ciotola di riso venere abbinata ad una fonte di proteine magre come la bresaola rappresenta il giusto percorso di avvicinamento: mantendo l’indice glicemico basso, questo pasto garantisce energia esplosiva per una lunga durata. Da evitare legumi e verdure che possono avere effetti indisiderati sull’intestino, specialmente se si è nervosi in vista del match. D’altronde, vitamine e sali minerali si possono trovare facilmente negli integratori solubili con cui mantenere l’organismo idratato. Perché è bene ricordarlo: il saccone non reagisce, ma non si consuma e non suda. A farlo siete voi.

Ma non era semplicemente uno sparring?
No, non lo era. Soprattutto quando vi trovate fradici a sbuffare e sperare nella prossima campanella. Che sia un semplice allenamento o un combattimento vero e proprio, l’importante è non perdere occasione per idratarsi. La pausa tra un round e l’altro deve essere innanzitutto un momento per idratarsi. E se la combinazione jab, jab, gancio non è sufficiente a battere il vostro avversario, arrivare all’ultimo round diventa fondamentale per giocarsela ai punti. Sempre che l’acido lattico non vi sconfigga prima. Per questo è meglio fare il pieno di beta-alanina, un amminoacido che riduce l’affaticamento e aiuta il corretto funziomento muscolare stimolando la produzione di carnosina (molecola che si lega a quella dell’idrogeno prodotto dallo sforzo muscolare per ristabilirne il corretto pH cellulare e la produzione di energia).  

C'è sempre un altro round
Vincenti o meno, la storia degli sport di combattimento insegna che c’è sempre una seconda chance per tutti. Dai grandi campioni ai semplici amatori, la palestra e il ring sono il luogo del riscatto. Quindi meglio essere sempre preparati: abbassare i livelli di radicali liberi, aiutare la sintesi proteica e stimolare il metabolismo ossidativo. In altre parole, un bel pezzo di salmone ricco di Omega-3 preceduto da un frullato di proteine isolate banana e mirtilli.