Tapioca fa rima con manioca

Dal Brasile una radice molto nutriente e una farina dai mille usi

Mettiamo subito le cose in chiaro: la manioca (detta anche mandioca o yuca o cassava) è il tubero, la tapioca è invece la farina di grado estratta dalla manioca. Ma andiamo per ordine.

 La manioca, originaria del Brasile dove costituisce una delle principali fonti di sostentamento, è una radice di grossa pezzatura dalla corteccia marrone e con una polpa soda e bianca. È ricca di carboidrati, calcio e vitamine e deve essere consumata solamente dopo averla cotta. La sua polpa è infatti simile a quella del cocco, ma contiene (anche se in minima percentuale) una sostanza ad alta tossicità che scompare completamente con le alte temperature. Il sapore è neutro e vagamente legnoso con un sentore mandorlato e un retrogusto piccante che provoca un leggerissimo torpore alla base della lingua. Può essere consumata al naturale, semplicemente bollita e accompagnata alle portate principali oppure si può lessare e poi soffriggere nel burro fino a doratura o cuocere all’interno di stufati.

La tapioca è invece l’amido estratto dalla manioca: dopo aver grattugiato finemente i tuberi in acqua, si lascia decantare il tutto e lo si asciuga all’aria per poi polverizzarlo. Le popolazioni più povere ne fanno una sorta di polenta molto appiccicosa e la usano per accompagnare i piatti principali, più che altro come saziante. La tapioca, detta polvilho, è l’ingrediente base dei pão de queijo, i panini morbidi contenenti formaggio nell’impasto che vengono consumati nella tipica colazione carioca. Un dolce molto apprezzato, sempre a base di tapioca e formaggio, è invece la cassava cake

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