Paleodieta, torniamo all'uomo delle caverne?

La dieta a base di alimenti non lavorati dall’uomo

Il progresso prende spunto dal passato. È un po’ ciò che vuole fare la Paleodieta, una dieta alimentare teorizzata ai nostri giorni, ma ispirata ai tempi antichi, che sta iniziando ad avere il suo seguito. L’uomo moderno torna ad alimentarsi come l’uomo delle caverne, in particolare quello del paleolitico. È in questo periodo storico, iniziato circa 2,5 milioni di anni fa, che l’uomo non sapeva ancora cosa fossero agricoltura e allevamento. E per questo la sua dieta era priva di cereali, legumi, latte e rispettivi derivati.

Nel paleolitico l’uomo era principalmente cacciatore: carne e attività fisica erano, scusate il gioco di parole, il suo pane quotidiano. L’alimentazione della Paleodieta è perciò favorevole a un grande apporto di proteine e predilige alimenti modificati il meno possibile dai processi produttivi. La carne è senz’altro al primo posto, meglio se di animali selvatici o allevati allo stato brado, senza ingerire granaglie. E poi pesce, meglio se pescato e azzurro, frutti di mare, crostacei, molluschi, uova, frutta e verdura di ogni tipo, olio extravergine di oliva, ma anche noci, di cocco e di avocado. I grassi non sono banditi, anzi molto importanti gli Omega 3, contenuti nel pesce o nella frutta secca oleosa.

Altro trattamento ricevono invece i carboidrati: l’uomo paleolitico non conosceva l’agricoltura e nemmeno pasta, pane e cereali. Gli unici carboidrati e zuccheri ammessi sono quelli che si trovano in natura. Sì, quindi, a frutta e verdura, che provocano un minor rilascio d’insulina e non innalzano la concentrazione di glucosio nel sangue.

Infine tanto allenamento: l’uomo delle caverne cacciava per procurarsi il cibo, consumando grandi quantità di energia. Nell’era di internet e divano l’uomo moderno deve mettersi sotto. E non poco.

 

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