La Moretta di Vignola

Dalla valle del Panaro un frutto dal sapore inconfondibile

UN ASSAGGIO

Scegliere tra la bellezza di un ciliegio in fiore o la bontà della Moretta di Vignola è scelta ardua. La pianta di ciliegio è, nel suo massimo splendore, un albero di 15-20 metri d’altezza, a largo fusto, che in primavera si tinge di bianco, mentre in estate i tantissimi fiori si tramutano in frutti, di un rosso lucido e dalla polpa tenera e succosa.

L’eccezionalità delle condizioni climatiche della valle del Panaro ha fatto sì che la pianta di ciliegio trovasse qui il suo ambiente ideale, diventando col tempo una realtà agricola molto importante. Ma la coltivazione della ciliegia nel territorio di Vignola ha origini antiche: San Girolamo narra che il ciliegio, originario dell’Asia, sia stato portato a Roma nel 68 a.C. da Lucullo che rientrava in Patria dalla città di Cerasonte. E, anche se nel Medioevo la coltura del frutto ha rischiato di scomparire, i monaci l’hanno tramandata fino a noi. 

Anche negli anni passati, purtroppo, la sua permanenza è stata a rischio, visti gli innumerevoli incidenti in cui sono rimasti coinvolti i raccoglitori di ciliegie, date le grandi dimensioni degli alberi. Inoltre i frutti sono molto delicati e si deteriorano in breve tempo. È così che dal 2007 è nato il progetto "Salviamo la ciliegia  Moretta", che ha coinvolto più di cinquemila persone fra alunni, genitori e nonni, per far conoscere ed apprezzare questa specie tradizionale della valle del Panaro, che appartiene alla storia e all'identità del territorio, e creare le condizioni necessarie affinché i contadini continuassero a investire sulla sua coltivazione. Un progetto che ha dato, letteralmente, i suoi frutti e che ha contribuito a rendere la ciliegia Moretta un simbolo in cui si identificano, con facilità, grandi e piccini di tutta la valle del Panaro.

LA RACCOLTA


 

COME SI RICONOSCE

 

CURIOSITÀ

Negli anni ‘60 le ciliegie di Vignola venivano raccolte in balestrine. Per confezionarle esisteva un'apposita tecnica: sulla casettina, priva del fondo, si posizionava un coperchio temporaneo di lamiera o di masonite, poi si capovolgeva e si disponevano le morette una accanto all'altra in modo ordinatissimo con il picciolo verso l'interno. Creata la base, si riempiva la balestrina con le altre ciliegie alla rinfusa fino a riempirla. Poi si inchiodava il fondo, si capovolgeva la balestrina e si toglieva il coperchio temporaneo e il risultato era quello riportato nella foto.

Questo metodo permetteva una presentazione del prodotto forse unica nel settore alimentare, di una bellezza rara, che esaltava il rosso turgore dei frutti, ma non più sostenibile finanziariamente per l'aumentare della mano d'opera.

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