Il Salame di Felino

Un paese che ha creato un mito

UN ASSAGGIO

Per capire quanta tradizione c’è dietro la preparazione del Salame Felino dobbiamo tornare all’Età del Bronzo. È a questa epoca che risalgono i numerosi frammenti ossei di maiale rinvenuti tra i reperti del villaggio terramaricolo di Monte Leoni, situato sulle colline che sovrastano il paese di Felino, a significare un grande consumo di carni suine. Al 1436 risale il primo documento storico che parla di salame: Niccolò Piccinino, condottiero al soldo del duca di Milano che a Felino aveva una delle sue basi operative, ordinò “porchos viginti a carnibus pro sallamine”, venti maiali per fare salami. E ancora, ci sono testimonianze che parlano di Felino come un paese in cui, nella seconda metà del Settecento, vi fossero circa 2.200 abitanti, 1.400 maiali e 5 produttori-rivenditori di salame e salumi in genere.

A oggi, il Salame Felino è prodotto esclusivamente nella provincia di Parma ed è nato un consorzio che ne tutela la tipicità e la relativa denominazione geografica. Il salame, infatti, non avrebbe le stesse qualità organolettiche se non fosse prodotto in questi territori: il corridoio naturale per l’aria più calda proveniente dalla Liguria fa sì che il Salame di Felino sia “asciugato” dall’aria e renda il sale, proveniente in origine da Salsomaggiore, meno preponderante nella preparazione dell’insaccato, in modo che gli aromi della carne siano liberati e rendano il sapore più morbido al palato.

L’esperienza di secoli di preparazione si unisce all’unicità di un territorio per creare un prodotto dal sapore inconfondibile sia in Italia sia all’estero.

COME SI PRODUCE



COME SI RICONOSCE



CURIOSITA'

La prima raffigurazione storica del Salame di Felino risale al XII secolo in un bassorilievo del Battistero di Parma, precisamente in una mattonella rappresentante il mese di gennaio e il segno zodiacale dell’acquario.

La figura rappresenta un lungo insaccato messo ad asciugare vicino al focolare, a testimonianza della sacralità del lavoro dell’uomo e della preziosità dell’alimento.

 

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