Aceto balsamico di Modena

Da anni custodito nei sottotetti della provincia di Modena

UN ASSAGGIO

Per capire l’eccellenza che contraddistingue l’aceto balsamico di Modena basta pensare che fu il regalo con cui, nel 1047, Bonifacio, marchese di Toscana e padre di Matilde di Canossa, omaggiò il re Enrico II, di passaggio nella terre della Pianura Padana. E per capire ancora meglio quanto questo prodotto è unico nel suo genere basta riflettere sul fatto che oggi sono solo cento i produttori custodi dell’aceto balsamico di Modena: nei sottotetti di tutta la provincia riposano poche migliaia di barili, censiti uno ad uno, per portare a maturazione nel corso dei decenni il prezioso aceto.

Così prezioso che dal 2000 gode della denominazione di origine protetta concessagli dall’Unione Europea, a testimoniare come un sapore unico al mondo sopravviva grazie al sapere di contadini modenesi che da secoli si tramandano l’antica ricetta.  

Di colore bruno scuro carico e lucente, manifesta la propria densità in una corretta, scorrevole sciropposità. Sapore dolce e agro ben equilibrato, si riconosce anche solo dal profumo penetrante, di gradevole e armonica acidità.

 

COME SI PRODUCE

 

COME SI RICONOSCE

 

CURIOSITà

C’è aceto e aceto. Quello balsamico di Modena si distingue in Aceto Balsamico Tradizionale di Modena DOP (Denominazione di Origine Protetta) e Aceto Balsamico di Modena IGP (Indicazione Geografica Protetta).

Il primo, più pregiato, è fatto solo con il mosto cotto d’uva raccolta nella provincia di Modena, secondo un severo disciplinare di produzione, e invecchiato per minimo 12 anni. Il secondo è invece realizzato con mosto e aceto di vino e lasciato a maturare solo 2 mesi.

 

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