Viaggiare per mangiare nell’epoca del food traveller

Sempre più persone scelgono la destinazione delle proprie vacanze in base all’offerta enogastronomica

Va' dove ti porta il palato. Questo, in sintesi, il fenomeno dei food traveller. Viaggiatori che scelgono dove passare le proprie vacanze in base all’offerta enogastronomica di un luogo. Secondo la World Food Travel Association, quasi il 93% dei turisti si muove assecondando i desideri del proprio stomaco. Una benedizione per l’Italia data la varietà di vini, presidi alimentari, cucine tradizionali e marchi riconosciuti a livello internazionale.

Ma dove vanno tutti? Toscana, Piemonte ed Emilia Romagna sono le mete preferite (anche se Lombardia e Veneto seguono a poca distanza). Il merito va soprattutto ai presidi Dop, Igp e simili come quello della bresaola della Valtellina o del prosciutto di Parma. Per non parlare del comparto vitivinicolo (celebrato ogni anno da Vinitaly a Verona).

E se gli italiani, forse per prossimità e abitudine, sono più restii a definirsi dei food traveller (solo il 21% dei nostri connazionali si dice interessato a esperienze di viaggio legate al cibo), sono gli stranieri a tirare la volata, cinesi su tutti. Su undici nazionalità esaminate dal World Food Monitor del 2016, infatti, i turisti in arrivo dal paese asiatico interessati a un’esperienza enogastronomica erano il 69%. In seconda posizione i messicani (63%), seguiti dagli indiani (52%). 

Correlati