Riccardo Velasco: «Due mele al giorno tolgono i farmaci riparatori di torno»

Ricercatore presso la Fondazione Edmund Mach di Trento, direttore del dipartimento di Biologia e Genomica delle piante, ci ricorda che «l'uomo può essere nemico della biodiversità perché la conoscenza non ci porta rischi, casomai ci aiuta a ridurli»

Per i non addetti ai lavori Riccardo Velasco è colui che, insieme al suo team, ha tradotto le informazioni genetiche contenute nel DNA della mela. L'impegno che ha seguito questa importantissima scoperta ha sottolineato quanto sia fondamentale conoscere le informazioni biologiche essenziali, ovvero quelle parti del genoma che potranno consentire una coltivazione più attenta, efficace, qualitativamente elevata e rispettosa dell'ambiente. 

Quali sono le strategie da mettere in atto per conservare la biodiversità?
Indubbiamente la biodiversità è un patrimonio dell’umanità e non solo, tendiamo ad essere “umanocentrici”, ma non è corretto. In realtà è un bene per la natura tutta che ci sia una biodiversità ampia e diffusa. Ogni specie ha poi al suo interno una forza intrinseca nella biodiversità, in quanto solo questa consente quelle strategie di adattamento rapide che solo una diffusa e ampia biodiversità possono consentirle. Proteggere la biodiversità non è facile, la conservazione delle specie (vegetali) non è impossibile, ci sono importanti banche di germoplasma, per gli animali è più complesso, mi auguro che tra cento anni i miei pronipoti abbiano la possibilità di vedere i grandi animali che ho visto io, anche se temo molto per la loro sorte, l’egoismo dell’uomo è proverbiale.

Come le sue ricerche e i successi che avete ottenuto possono accrescere l’interesse e la sensibilità sulla biodiversità delle colture?
Le ricerche genetiche pongono al centro la biodiversità. Ogni genetista che si rispetti riconosce nella biodiversità un patrimonio inestimabile, solo grazie ad essa si potranno affrontare le sfide del domani. Grazie alle diversità tra le specie e internamente ad esse si possono trovare soluzioni disponibili alle problematiche più varie, dai cambiamenti climatici alle resistenze alle malattie. Paradossalmente, soprattutto negli anni ’50-’60, si è cercato anche di aumentare la biodiversità vegetale tramite radiazioni ionizzanti e mutageni chimici, questo per farle capire quanto la biodiversità sia un aspetto fondamentale per trovare soluzioni a numerosi problemi delle colture.

L’Italia come può affrontare gli ogm se di fatto ha costruito, dietro la straordinaria biodiversità delle sue coltivazioni, un patrimonio di unicità?
Di fatto, come in tutte le cose, è l’uso che si fa delle tecnologie, più che la tecnologia stessa, il problema. Gli ogm di prima generazione, che sono quelli presenti ancora oggi sul mercato mondiale, sono stati frutto di scelte non felici, talvolta scellerate, ma anche il mondo della ricerca ha le sue responsabilità. Avremmo dovuto far sentire di più la nostra voce e reclamare un ruolo più importante su questi argomenti, che sono di fatto stati appannaggio delle multinazionali. In futuro, per le nuove tecnologie e le nuove generazioni, la ricerca pubblica può e deve avere un ruolo di analisi, ricerca e controllo maggiori. Solo così ne trarremmo i massimi benefici, anche a salvaguardia delle nostre peculiarità.

Quali sono i vantaggi delle nuove biotecnologie rispetto agli ogm?
Sono meno invasive, alcune promettono talmente bene da poter essere considerate alla stregua delle ricerche sulla biodiversità vegetale che ho citato poc’anzi, attraverso la mutagenesi indotta, per aumentare la biodiversità. Di fatto si potrebbero ottenere piante modificate (mutate) senza inserzione di dna estraneo, che ha rappresentato la maggior critica alla tecnologia ogm di vecchia generazione.

Quali sono le paure più recondite nei riguardi delle sue ricerche e quali sono state superate?
Personalmente non vedo paure, né recondite né palesi: la ricerca è fonte di conoscenza. E' la mancata conoscenza che mi farebbe paura, la ricerca può solo aiutare a fare chiarezza.

L’innovazione tecnologica è amica o nemica della biodiversità?
L’uomo può essere il nemico della biodiversità, più che la tecnologia. Le tecnologie sono strumenti, dipende dall’uso che se ne fa se sono una forza o una debolezza, se sono uno strumento positivo o negativo. Nel nostro contributo alla conoscenza mi auguro di aver fornito strumenti per aumentare la biodiversità e esaltarne i contenuti.

Il proverbio “una mela al giorno toglie il medico di torno” può avere ancora una valenza oggi?
Oggi più di ieri, è fondamentale avere una alimentazione equilibrata, frutta e verdura, in questo caso, giocano un ruolo fondamentale. La mela di per sé è ricca di tanti elementi minerali, vitamine e fibre, oltre a polifenoli che fanno bene contro il colesterolo e come antiinfiammatori, anche dell’apparato cardio-vascolare, tanto che, se non una, due mele al giorno possono aiutare a tenere lontani altri farmaci riparatori. Prevenire è meglio che curare.

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