Oltre il sushi

Quando la cucina giapponese non è solo uramaki e California roll

Forse qualcuno si potrebbe sorprendere, ma la cucina giapponese non è solo sushi. Abituati alla grande diffusione dei ristoranti che servono barche di uramaki, nigiri e hosomaki da questa parte dell’emisfero abbiamo dato per scontato la varietà di piatti tipici del Sol Levante. Ma questo potrebbe essere l’anno di una nuova gustosa invasione. E, ovviamente, l’avanguardia è il riso. Base, o contorno, di numerosissimi piatti, può essere consumato anche da solo o sotto forma di onigiri: polpette di riso a forma triangolare racchiuse in un pezzo d’alga e contenenti dei pezzi di pesce o carne. Insomma, dei deliziosi snack.

C’è poi la batteria dei fritti con, da un lato, la tempura (ossia verdure e pesce prima impastellato e poi fritto) e, dall’altro, la frittura vera e propria di cui il tonkatsu (l’equivalente della nostra cotoletta) è il protagonista assoluto. A seguire i noodles, come quelli cinesi, si: udon, soba e ramen. La differenza? Prima di tutto la consistenza, in secondo luogo la farina utilizzata e, infine, l’accompagnamento con il brodo caldo, freddo o entrambe. Infine ci sono gli spiedini come gli yakitori, pollo cotto alla griglia, molto diffusi sulle bancarelle delle fiere e consumati essenzialmente come cibo da passeggio.

Menzione particolare per i dolci. Raramente si possono gustare in occidente i mochi, composti con riso glutinoso pestato e farciti di marmellata, oppure i dorayaki, due pancake formati a partire da un impasto simile al pan di spagna e riempiti con una salsa rossastra ricavata dai fagioli azuki. In generale, si tratta di dessert più o meno gelatinosi con un grado di dolcezza diverso da quello che ci si potrebbe aspettare a prima vista. Provare per credere. 

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