Non piace a tanti, ma fa bene a tutti. Ecco il Natto

Uno dei piatti tipici della cucina giapponese a base di fagioli di soia fermentati

Aahh, kenkō ni ii ne…” 
È questo quello che probabilmente vi risponderebbe un giapponese se gli chiedeste cosa ne pensa del natto. La traduzione è: “mmhh, fa bene alla salute…” e probabilmente sarebbe una risposta gentile per confidarvi che il natto non è proprio il suo cibo preferito.
Del resto, il natto altro non è che un piatto a base di fagioli di soia fermentati.
Non il massimo, bisogna ammetterlo.

Natto, alimento salutare dalle molteplici proprietà

Eppure il natto è un piatto incredibilmente salutare. Grazie al processo di fermentazione, tipico di molti prodotti della tradizione culinaria giapponese, come salsa di soia, miso, aceto di riso, sake, tsukemono, il natto ha un’importante funzione regolatrice sulla flora e sulle funzioni intestinali.
Migliora il sistema immunitario, è ricco di proteine e fibre e pare che riduca il colesterolo.

Ma come si prepara questo piatto?

Come si prepara il Natto

Si prende della soia e la si mette in ammollo per una notte.
Il giorno dopo, con l’apposito cestello, la si cuoce a vapore in pentola a pressione per un’oretta.

Nel frattempo si prende un recipiente e lo si lava bene con acqua bollente. In modo da eliminare spore o batteri che potrebbero ostacolare la proliferazione dei fermenti del natto.
Si prendono poi 4 o 5 fagioli da una confezione di natto acquistato in un supermercato e li si lavano in un mezzo bicchiere di acqua bollente.

A quanto pare i batteri del natto sono piuttosto resistenti al calore: con questo sistema quindi si eliminano le spore delle altre muffe, lasciando che si sciolgano in acqua solo quelle che ci interessano.

Una volta finito di cuocere la soia, la si toglie dalla pentola a pressione, tenendola ancora nel cestello per la cottura a vapore. E, intanto che è ancora bollente, le si versa sopra l’acqua con i fermenti.
Si scola bene il liquido in eccesso e si mette il tutto nel recipiente preparato in precedenza.

Si copre con una pellicola trasparente, bucherellandola con uno stuzzicadenti in quanto ci deve essere circolazione di aria.
Il contenitore così preparato deve essere quindi avvolto in un panno e tenuto al caldo per almeno 24 ore.
Alla fine delle quali, provando a sollevare un fagiolo dalla superficie, dovrebbero vedersi i tipici filamenti sottili allungarsi tra il fagiolo in questione e il resto della massa di soia.

Si serve condito con una punta di senape e una goccia di salsa di soia chiara.
Si può aggiungere anche un uovo crudo, meglio se di quaglia, del riso o una frittatina.
In alcuni sushi bar ci fanno anche dei maki.

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