Metti un pranzo alla corte rinascimentale di Sigismondo

Fra banchetti, forni e pavoni arrosto, durante "Al Mèni" di Rimini va in scena un viaggio nel tempo gastronomico alla ricerca di saperi e sapori del ‘400

Abbondanti banchetti, tavole imbandite, sale dagli alti soffitti addobbate con arazzi chilometrici. Un menestrello qua e là. E del buon vino. Commensali: principi, duchi e cavalieri. Questa è l’immagine che abbiamo di un pranzo rinascimentale. Costruita sui film in calzamaglia e i romanzi d’avventura, senza badare alle iperboli culinarie. Tipo cinghiali o maiali allo spiedo serviti con una mela in bocca su piatto d’argento. Oppure focacce ripiene di ragù di selvaggina. O ancora stufati di verdure e pasta fatta a mano. Una scena non troppo diversa dalla realtà.

Per fortuna, a darci un’idea corretta ci pensa Laboratorio Dimora Energia che, durante la manifestazione riminese Al Mèni (dal 17 al 18 giugno), è protagonista di un evento in cui si riannodano i fili con la storia. In particolare, con quella della corte di Sigismondo Malatesta, signore assoluto di Rimini per oltre 30 anni e di cui si celebrano i 400 anni dalla sua nascita. Conosciuto come grande condottiero e stimato mecenate, fece risplendere la sua corte con alcuni dei maggiori talenti dell’epoca. Uno splendore che si riversava anche sulla tavola: «Storione bollito, pavone arrosto, salse varie, ravioli fritti, gnocchi ai 5 formaggi realizzati senza le patate che ancora non c’erano. A legare le portate c’era un certo sapore agrodolce, dovuto al fatto che allora non si rispettava una netta differenza fra dolce e salato», raccontano i volontari dell’associazione.

Gli stessi che, in vista di questo evento, hanno fatto un viaggio indietro nel tempo riscoprendo modi antichi di realizzare il pane e di sfruttare le erbe selvatiche commestibili: «Saperi e sapori antichi che abbiamo ripreso nella speranza di ritrovare qualche innovazione». Come il forno in terra cruda o il fornetto di Leonardo Da Vinci. «Una soluzione molto attuale» affermano quelli di Dimora Energia, la cui associazione nasce con uno spiccato interesse nella bioarchitettura. «Il fornetto è uno strumento caricato su un carrellino, quindi trasportabile, e può essere utilizzato tanto per cucinare quanto per scaldare casa». D’altronde è proprio la flessibilità che lo rende uno strumento buono anche per i nostri giorni. I tre lati chiusi sono l’appoggio giiusto per altrettanti taglieri di lavorazione, mentre per la cottura si può utilizzare tanto la bocca anteriore del forno quanto la sua superficie superiore esterna.

«Pensate a un moderno food truck – fanno notare i volontari – C’è la piastra, la griglia, il forno, la friggistrice, ecc. Ecco con il fornetto di Leonardo avete un tutto-in-uno. E se non bastasse, grazie all’applicazione di una pompa a energia solare, si può far circolare e scaldare dell’acqua da utilizzare per le pulizie». Insomma, praticità e abbondanza: ecco il segreto della cucina rinascimentale. 

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