Le famiglie al supermercato cercano il made in Italy

Il 15 maggio l'Onu festeggia la Giornata Mondiale della Famiglia, fra evoluzioni e tradizioni. A partire dal "rito" della spesa settimanale

Sono circa 25 milioni le famiglie italiane che ogni 15 maggio festeggiano la Giornata Mondiale a loro dedicata dall’Onu. Una ricorrenza che mette al centro uno degli assi portanti e maggiormente in evoluzione della nostra società. Cambiamenti che non riguardano solo le relazioni fra i componenti di uno stesso nucleo famigliare, ma anche le loro abitudini. In particolare, quelle che riguardano la spesa.

Fino a pochi anni fa, le file alle casse di sabato pomeriggio erano quasi un rituale laico. Oggi, con i supermercati aperti 7 giorni su 7, quello che era un appuntamento fisso è diventato un flirt che non ha orari e risponde a esigenze diverse. Ma cosa finisce dentro il carrello? Generi alimentari, per «un consumo pari a 230 miliardi di euro nel 2015», precisa Evita Gandini di Nomisma. Secondo il report stilato dal centro studi italiano, il nostro Paese rappresenta uno dei principali mercati a livello europeo. E rispetto a dieci anni fa, i consumi alimentari continuano a crescere (+13%), nonostante il loro peso sul totale dei consumi delle famiglie sia passato dal 16% del 2005 al 15% del 2015.

Un leggero calo dovuto essenzialmente all’esplosione dei consumi alimentari fuori casa. «Il valore di mercato dell’away from home – continua Gandini - nel 2015 è pari a 77 miliardi di euro e rappresenta il 33% dei consumi alimentari ma, nella classifica dei popoli “da ristorante”, tra i principali paesi europei, l’Italia si posiziona al terzo posto, preceduta da Spagna e Regno Unito». Per chi preferisce ancora prepararsi la cena fra i fornelli di casa, invece, la differenza la fa la materia prima.

Una mutata coscienza alimentare, infatti, premia sempre più il made in Italy: «E se un 26% di consumatori cerca l’origine italiana in generale, c’è un ulteriore 8% che sceglie in base alla presenza di un marchio a denominazione di origine DOP-IGP» dice Gandini. D’altronde, l’agricoltura italiana è, in Europa, quella con il maggior numero di certificazioni alimentari a livello comunitario per questo tipo di prodotti.

Una categoria che trova sempre più spazio e visibilità sugli scaffali dei circa 255 mila esercizi commerciali alimentari. Ed è qui, fra le corsie dei supermercati, che si gioca la sfida per il futuro dei conusmi. «Il formato famiglia resiste – sottolinea Donatella Prampolini, presidente Fida (Federazione italiana dettaglianti dell’alimentazione) – ma assistiamo a una crescente polarizzazione. Per esempio abbiamo moltissimi formati monodose o per due persone». D’altronde, a un cambiamento sociale corrisponde anche una domanda diversa. «Pensiamo alle diverse fasce d’età. I nuclei famigliari giovani, per esempio, sono molto attenti all’etichetta, alla provenienza dei cibi, comprano molta più frutta e verdura e meno carne. E se a questo aggiungiamo anche l’aumento del livello di istruzione allora si capisce come ci siano diversi possibili target di clienti», afferma Prampolini.

Spazio ai newfood e ai superfood, quindi? «Come distributori non ci spaventiamo. Non possiamo sapere cosa chiederanno le persone o cosa entra nelle loro tasche. L’importante è sapersi adattare», conclude Prampolini.  D’altronde, «è  in continua crescita il numero di vegani, vegetariani, intolleranti e, in generale, di persone che, per scelta o necessità pongono grande attenzione alla propria dieta – le fa eco Gandini - e comunque in generale tutti gli alimenti 100% vegetali stanno vivendo un periodo di grande successo». 

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