La seconda vita (alimentare) degli scarti

Birre, snack, farine e molto altro: i prodotti gourmet fatti con gli avanzi di lavorazione

Marmellate, patatine, distillati e chi più ne ha più ne metta. L’importante è che siano prodotti con gli scarti di lavorazione. Questo, secondo il rapporto dell’organizzazione no profit americana ReFED, l’ultimo trend in fatto di alimentazione. A dirlo sono soprattutto i numeri: nel 2011, le aziende associate al network ReFED che producevano cibi a partire dagli scarti erano solo 11. Nel 2013, sono raddoppiate. E oggi se ne contano 64 sparse in tutto il mondo.

D’altronde, all’epoca della crisi dei consumi, anche le aziende corrono ai ripari. Pensate al caffè. I chicchi macinati che noi utilizziamo abitualmente alla mattina sono solo una parte del frutto: i semi. E tutto il resto? Prima veniva buttato. Ora è riutilizzato per realizzare una farina dall’alto contenuto di ferro, potassio e antiossidanti. Insomma, quello che una volta era considerato un rifiuto oggi si è trasformato in vero e proprio business.

A spingerlo è soprattutto una mutata sensibilità nei consumi. Alimenti bio e a chilometro zero prodotti con un basso impatto ambientale, sono sempre più richiesti. Non solo fanno bene al pianeta (evitando che 102 mila tonnellate di cibo finiscano in discarica), ma riportano a galla preparazioni che ritenevamo superate o di scarso valore. Un esempio? SecondFirst, startup che realizza tortini con pesce e verdure di seconda scelta secondo ricetta tradizionale del New England. E questo è solo uno dei tanti.

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