L’indice glicemico ha effetti sulle funzioni cognitive

Una ricerca scientifica prova a spiegare l’importanza del glucosio per il nostro cervello

L’indice glicemico può avere effetti sulle funzioni cognitive umane. Lo riporta la rivista scientifica NCBI, National Center for Biotechnology Information, che prende in esame una serie di studi, pubblicati in lingua inglese, effettuati su pazienti dai 6 agli 82 anni.

Ci sono comunque molti possibili meccanismi che potrebbero spiegare perché alterare l’indice glicemico dietetico può influenzare le funzioni cognitive. Innanzitutto il glucosio è la principale fonte di energia del cervello e quindi essenziale per la sua funzione. Studi sull'uomo hanno dimostrato che l'esecuzione di compiti difficili, che richiedono risorse cognitive intense, si traduce in un declino della concentrazione di glucosio nel sangue, molto probabilmente dovuta a un aumento del dispendio energetico neurale.

Come è noto, il cervello è molto sensibile ai cambiamenti nell'approvvigionamento di nutrienti. Tuttavia, il fattore più rilevante nel determinare l'effetto di miglioramento della memoria del glucosio non è la quantità assoluta di glucosio, ma la concentrazione di glucosio nel sangue.

Inoltre, studi che hanno esaminato l'effetto dell’indice glicemico sulle funzioni cognitive hanno dimostrato che miglioramenti significativi si verificano nella fase tardiva (invece che quella precoce) postprandiale, presumibilmente a causa del profilo più stabile di glucosio (e insulina).

Di sicuro, secondo la filosofia Iaderlife, un basso carico glicemico è indispensabile per ottenere le massime performance quotidiane. I cibi che contengono carboidrati alzano il livello di zuccheri nel sangue in modo diverso a seconda del loro carico glicemico. Mantenere la glicemia stabile permette di raggiungere il nostro indice di equilibrio, fondamentale per una maggior performance psicofisica.

 

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