Guerra allo spreco alimentare con il Trash Cooking

Lo chef Massimo Bottura ne ha fatto il suo cavallo di battaglia

La moda è il vostro chiodo fisso anche in cucina? Amate sperimentare piatti etnici, dagli ingredienti quasi impossibili da trovare nei supermercati? Tranquilli, da oggi si può essere alla moda in cucina senza impazzire, con il “Trash Cooking”, la tendenza in ambito food ereditata dagli Usa, che permette di recuperare il cibo che normalmente verrebbe sprecato.

Letteralmente significa proprio “cucinare spazzatura”, ma in realtà si basa sul ritorno alla cucina semplice e per gli chef sta diventando sempre più un’arte, oltre che una bella sfida. Ridare vita e nobiltà alle bucce di frutta e verdura, piuttosto che ai fondi di caffè, è la nuova tendenza che impazza nelle cucine di tutto il mondo e che soprattutto combatte i livelli allarmanti di spreco di cibo. Nel 2016 un terzo della produzione mondiale alimentare è finita nei cassonetti, solo negli Usa sono stati buttati via circa 80 miliardi di kg di cibo.

Parole d’ordine basta sprechi, ed è qui che nasce il Trash Cooking, che trae ispirazione più dal cestino che dal frigorifero. Non è certo cosa facile riuscire a trasformare in cibi preziosi e raffinati ciò che prima era considerato da buttare, ma pare che non sia impossibile. Il ristorante “Bror” di Copenaghen ne ha proprio fatto un’arte, utilizzando cervelli di agnello, teste di pesci e testicoli di toro e molto altro ancora come principali ingredienti del menù, valorizzandoli al massimo. 

Insomma la creatività è l’ingrediente fondamentale del Trash Cooking che, spinto anche dalla volontà di salvaguardare l’ambiente e di creare nuovi business, sembra essere proprio una delle cucine del futuro. In Italia siamo ancora agli albori, ma chef del tenore di Massimo Bottura, tra i più influenti del mondo, ne ha già fatto un suo cavallo di battaglia, promuovendo la cucina semplice e degli scarti, come motivo di inclusione sociale che nulla ha a che vedere con la povertà.  

 

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