“Fico”, a Bologna il primo parco agroalimentare del mondo

Un’area di 100mila mq dedicata al food e a tutta la sua filiera, dal produttore al consumatore

Il primo nome era stato un colpo di genio, quel gioco di parole così internazionale e pure così italiano: Eataly, come a dire noi siamo quel che mangiamo.
Una repubblica che vive attorno alla tavola, e per gli stranieri l’indirizzo più sicuro dove assaggiare il made in Italy.
Oggi, dieci anni dopo l’apertura del primo punto a Torino, al Lingotto, Eataly è un colosso da 13 store in Italia e 10 nel mondo, col prossimo in arrivo a Hollywood, e ovviamente con un ricchissimo store online.

Col secondo nome Oscar Farinetti, il fondatore di Eataly, non ha trovato la stessa magica combinazione, ma il progetto è ancor più significativo.
Fico non è solo una sigla, Fabbrica Italiana Contadina, è Eataly World: il primo parco agroalimentare del mondo, la cui apertura è prevista (dopo slittamenti vari) per il 15 novembre a Bologna.

Fico, spazio alla cultura alimentare: dal prodotto al consumatore

Un’area di 100mila metri quadrati che è facile, adesso, raccontare per numeri, perché gli spazi previsti promettono quello che succederà.

7mila metri quadrati di culture e 4mila metri quadrati di stalle, 9mila metri quadrati per botteghe e mercati.
La realizzazione di quella che è sempre stata la filiera alimentare: dal produttore al consumatore.

Consumatori che qui saranno visitatori: 500mila bambini all’anno, 2 milioni di stranieri.
Per loro oltre 7mila metri quadrati di ristoranti ma anche, e verrebbe da dire soprattutto, un centro congressi ricco di aule per insegnare a mangiare.
Con la lezione che proseguirà semplicemente camminando nel parco, dove ci saranno 44mila metri quadrati dedicati a pannelli fotovoltaici e a 3 km di percorso educativo.

Fico, collaborazione e collettività

Non sarà un one man show.
Farinetti ha fatto squadra con Bologna, City of Food, e con il Consorzio Agro Alimentare. Trovando una sponda in Andrea Segrè, il professore che ha dato dignità alla raccolta degli alimenti in scadenza nei supermercati facendoli diventare un esempio di lotta allo spreco. Esempio che è stato adottato in tutta Europa.

E altri numeri arrivano a far diventare davvero collettiva la fotografia di Fico: 3mila posti di lavoro generati, considerando l’indotto, 700 dei quali per attività all’interno del parco.
Magari si è ispirato una volta di più a Tonino Guerra, che per Unieuro gli regalò lo slogan “L’ottimismo è il profumo della vita”, ma davvero Farinetti merita, per Eataly World, ogni tipo di incoraggiamento.

Se riuscirà a coniugare i tre pilastri del manifesto esistenziale di questa avventura unica nel suo genere, e anche in particolare nell’unire sotto un’unica bandiera o, meglio, attorno alla stessa tavolata tante Italie diverse, quasi meriterebbe l'Oscar!

In un posto solo saranno celebrati la cultura del cibo di alta qualità, la bellezza delle diversità del settore agroalimentare e i saperi di chi da sempre lavora per l’eccellenza enogastronomica.
Quel posto è, meritatamente, Bologna: il capoluogo della Food Valley, il centro dell’Italia che siamo e che mangiamo.

 

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