Dal meteo al piatto

Come cambia l'alimentazione in base ai cambiamenti climatici

Luglio 2017 è stato il mese più caldo dal 1880, cioè da quando esiste un modo scientifico per rilevare le temperature. A dirlo è una ricerca, pubblicata su Proceedings of the National Academy of Sciences e confermata poi dalla Nasa, che dimostra come gli effetti dei cambiamenti climatici di questi ultimi decenni avranno un effetto negativo sulle coltivazioni fondamentali per l’uomo.

Le ricerche hanno utilizzato una notevole varietà di metodi, dalla simulazione del modo con il quale le colture reagiscono alle variazioni di temperatura su scala locale e globale fino ai modelli statistici basati sulla resa delle colture in tempi storici e agli esperimenti sul campo che hanno fatto uso di tecnologie per il riscaldamento artificiale.

Per effetto dell’aumento di temperature globali e delle emergenze meteo causate da improvvise bombe d’acqua, grandini di dimensioni sempre crescenti e siccità, tutte le colture stanno faticando a rimanere in vita, con l’inevitabile conseguenza che riguarda la nostra alimentazione.

Il fatto è che i vegetali sono la chiave della sopravvivenza dell’umanità, fornendo a livello globale i due terzi del nostro fabbisogno di nutrienti. I ricercatori auspicano da un lato che venga fatto il possibile per limitare al massimo l’aumento della temperatura media globale, e dall’altro che si prendano le contromisure necessarie per soddisfare le esigenze alimentari dell’umanità, sapendo oggi quello che potrebbe succedere nell’arco di qualche decennio.

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