Cibi fermentati, impossibile non mangiarli

L'ultima food-mania, che spopola in tutto il mondo, in realtà esiste da 9 mila anni

Vi piace cucinare sempre cose nuove? Se avete già provato il “trash cooking” e la “vasocottura”, ora potrete stupire i vostri commensali puntando sulla fermentazione. Sì, avete letto correttamente, ma fate attenzione: fermentazione non è sinonimo di quello che accade nel vostro cestino dell’umido. Per la food-mania del momento, vige una sola regola: per essere “in” nel frigo devi avere assolutamente qualcosa di fermentato.

In realtà i cibi fermentati non sono niente di così nuovo. Sono tantissime, infatti, le tradizioni gastronomiche che prevedono piatti a base di questo tipo di cibo, a partire dal kimchi, il cavolo piccante fermentato della cucina coreana.

Prima di storcere il naso è necessario fare chiarezza sulla fermentazione. Quello che succede nel secchio dell’umido e che vi fa raccapriccio non è fermentazione, ma putrefazione. Sono due processi biochimici diversi, anche se in entrambi i casi il risultato finale al naso ricorda qualcosa di alcolico e pungente.

Ricordiamoci che molti altri alimenti, come lo yogurt, sono fermentati, quindi oggi non abbiamo scoperto l’acqua calda. Anzi, come ci insegna il Telegraph, sono circa 9 mila anni che si usa la fermentazione per il cibo. Solo che, come per tutte le mode, ci si fa prendere un po’ troppo la mano.

Per dirne una, fino a qualche tempo fa il kobe era un must irrinunciabile, cosa che ci aveva proiettato nelle fattorie a massaggiare pure gli asinelli. Oggi, invece, siamo vittime consapevoli della fermentazione. Allo stesso modo c’era una volta l’azoto, ingrediente principale della tanto discussa cucina molecolare, oggi soppiantato dal “cevice” peruviano.

Insomma, le mode vanno e vengono, anche in cucina. Possono prenderci oppure no, ma l’importante è che rispettino il nostro benessere psicofisico e che quindi ci aiutino a mantenere il nostro indice di equilibrio

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