C’era una volta il pavone a tavola

Se da una parte diminuisce il numero di varietà di una stessa specie, dall’altra aumenta il numero di specie usate in alimentazione

Vi siete mai chiesti, davanti a un bancale di frutta esotica, quando così tante varietà di alimenti fossero state introdotte nel nostro mercato alimentare e che tipo di accoglienza i nostri antenati avessero dimostrato nei loro confronti? A scommetterci poco diremmo che tra fischi e lamentele, se avessero potuto tornarsene a casa con le loro gambe, l’avrebbero sicuramente fatto.

La stessa cosa si potrebbe dire sulla scomparsa di molti generi di cibo, diciamo tradizionali, travolti dalla globalizzazione, dalle leggi del mercato unico e dalle regole dell’Unione Europea. Attualmente le varietà coltivate si riducono a poche decine di ibridi e incroci, creati per venire incontro alle necessità dell’agricoltura intensiva per la quale sono molto importanti il risultato quantitativo e la regolarità della produzione.

Due calcoli sulle specie a rischio di estinzione, ci aiuta a farli l’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Alimentare). In Europa sono in pericolo il 42% dei mammiferi autoctoni, il 15% degli uccelli, il 45% delle farfalle, il 30% degli anfibi, il 45% dei rettili, il 52% dei pesci di acqua dolce. Ci si lamenta dunque della scomparsa e dell’inserimento di alimenti alternativi pur non rendendosene conto. Si cerca di evitare il maiale? il consumatore tipo punta l’attenzione sul cavallo, il capriolo oppure il piccione. Diventa vegano o fruttariano? Ecco aumentare la richiesta di avocado, zenzero, semi di Chia e nuovi altri prodotti alimentari tanto apprezzati, ma a molti ancora sconosciuti.

Ogni nuovo arrivo poi è visto come un tradimento, senza considerare che anche certi cibi, oggi comunemente serviti sulle nostre tavole, vennero per molto tempo osteggiati (vedi patate e mais). L’eccezione che conferma la regola fu, un tempo, il tacchino, apprezzato per le sue carni morbide e il tipo di alimentazione. Fu preferito di gran lunga al suo predecessore, il pavone. E dire che oggi siamo tanto allarmati all’idea di mangiare insetti.

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