La guerra degli spremitori

Nome, costo e prestazioni simili per Juicero e Juisir: scatta la denuncia. E il clamore per l’IoT domestico si sgonfia

C’è un hype che circola nelle nostre case. Si chiama Internet of Things. Tutti ne vogliono un pezzo. Costi quel che costi. Un esempio? Lo spremitore Juicero. Arrivato sul mercato americano nel 2016, questa pressa a freddo per spremute ha colpito tutti i nerd della Silicon Valley in cerca di un’alimentazione sana e a portata di click. Un must have, insomma, che coniuga facilità e connettività al prezzo di 700 dollari.

Basta inserire all’interno del device (collegato alla rete wifi) una busta contenente pezzetti di frutta e verdura fornita settimanalmente dalla Juicero Inc, chiudere la pressa, posizionare il bicchiere sotto l’erogatore e premere un bottone. Grazie a una forza pari a quattro tonnellate, Juicero garantisce il succo perfetto. Con tanto di certificazione digitale contenuta in un codice Qr riportato sulla confezione. Ma ne vale davvero la pena? Forse no, dato che per ottenere lo stesso risultato ci sono alternative più economiche. Tipo spremere la busta con le mani, come ha dimostrato un video di Bloomberg. Costo dell’operazione: 8 dollari.

Un colpo per il fondatore Doug Evans, un luminare nel settore delle spremute. Dopo aver lanciato la catena di bar salutisti Organic Avenue (con un menù base di succhi organici), Evans aveva speso tre anni per realizzare e brevettare Juicero e altri due per raccogliere circa 120 milioni di dollari di investimenti. Tutto inutile. A ottobre 2016 Evans viene sostituito alla guida della società dall’ex direttore di Coca Cola, Jeff Dunn. L’obiettivo? Rilanciare un prodotto che fin lì aveva intercettato solo l’interesse di alcune grandi catene alberghiere abbassando il prezzo (a 400 dollari). Peccato che la difesa del prodotto si sia trafsormata in un boomerang. In un post sulla piattaforma Medium, l’argomento principale utilizzato da Dunn per favorire l’utilizzo di Juicero era che le buste evitano di sporcarsi e fare pasticci in cucina.

Abbastanza per giustificare una spesa da 400 dollari? Forse no se, nel frattempo, arriva sul mercato un altro contendente. A inizio 2017, via Kickstarter, fa la sua comparsa Juisir, prodotto dalla cinese iTaste. Nome, costo, forma e prestazioni sono tanto simili a quelle di Juicero da far scattare la battaglia legale. Ad aprile, Juicero denuncia la violazione del brevetto. Al centro dell’attenzione ci sono ancora una volta le buste da spremere: preconfezionate e monodose per Juicero, componibili e riutilizzabili per Juisir. E il quesito si ripropone: ha senso spendere così tanto per uno spremiagrumi con connessione a internet? In attesa della risposta, Juicero ha garantito il rimborso a tutti i clienti insoddisfatti. Alla faccia dell’hype per l’IoT.

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