In Norvegia la pizza si paga (anche) con la faccia

Clienti inconsapevolmente scannerizzati da un algoritmo in una catena di pizzerie scandinava. Scoppia la polemica sulla privacy

Entri in pizzeria, ti avvicini al nuovo totem digitale per le ordinazioni e appena tocchi lo schermo appaiono una serie di stringhe di testo incomprensibili su sfondo nero. Questo, superficialmente, quanto è accaduto a un cliente di una pizzeria norvegese. Un episodio che in molti avrebbero derubricato come un fallimento della tecnologia. Una conferma che la cara e sempre giovane cameriera è tanto necessaria quanto il pomodoro e la mozzarella.

Eppure, una volta diffusa in rete, la foto di quanto apparso sul display ha dato il via a un tam tam mediatico sul rispetto della privacy. Perché? Semplice: il susseguirsi di lettere e cifre visualizzato non era altro che il codice con cui un algoritmo processava il riconoscimento facciale del cliente per categorizzarlo e offrirgli la pubblicità più efficace. Del tipo: maschio, sorridente, con occhiali? Allora eccoti la pizza con la salsiccia. Donna, non sorridente, senza occhiali? Prova la nostra insalata. Il tutto all’insaputa dei clienti.

Insomma, è bastato un crash del sistema per mettere alla berlina un marketing sempre più aggressivo e spregiudicato. Tanto che, dopo la copertura mediatica in patria, la pizzeria ha dovuto rimuovere il totem per le ordinazioni. Senza che questo, tuttavia, spegnesse la polemica. D’altronde, molte altre società specializzate e giganti del calibro di Amazon e Microsoft stanno investendo sempre di più sulla tecnologia per il riconoscimento facciale. Lo scopo? Vendere la quattro stagioni giusta anche a un cliente depresso.

Correlati