Frutta fresca? Ecco il “mela-sensore”

La soluzione per monitorare le spedizioni alimentari arriva dalla Svizzera

Banane dall’Africa, mango dal Pacifico e ananas dal sudamerica: il mercato ortofrutticolo non ha barriere. Ma la qualità, nonostante la provenienza doc, patisce le lunghe distanze. La soluzione per le aziende di spedizioni che stipano navi e aerei di frutta da ogni parte del mondo potrebbe arrivare dalla Svizzera. Qui l’Empa (il laboratorio federale per la Scienza dei Materiali e la Tecnologia) ha ideato un sensore a forma di frutto per garantire una maggiore freschezza degli alimenti.

Il “mela-sensore” si compone di due parti. La prima è il sensore vero e proprio che viene posizionato al centro del frutto artificiale. La seconda è costituita dalle due metà del frutto realizzate in materiale sintetico da una stampante 3D. Una volta assemblate, queste due metà vengono riempite con una soluzione di acqua, zuccheri e aria che riproduce la consistenza della polpa del frutto originale. Una volta pronto, il sensore viene fatto viaggiare assieme alla frutta vera e propria per raccogliere tutti i dati sullo stoccaggio in stiva.

D’altronde il problema principale, quello che può determinare la perdita di interi carichi, è la scarsa efficienza degli attuali sistemi di monitoraggio. All’interno dei container refrigerati, per esempio, si riesce a misurare solo la temperatura dell’aria e non quella dell’alimento che può variare a seconda della posizione più o meno vicina alle pareti. Mentre quando si svolge la rilevazione a mano da parte degli operatori si possono collezionare solo dati parziale, magari quelli relativi alle prime file di cassette posizionate davanti al portellone. 

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